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Buoni contro cattivi. I debiti aziendali.

Nell’ambito della gestione finanziaria di un’impresa o di un’attività professionale, meritano un approfondimento i debiti.

Come nelle storie più avvincenti, ci sono i buoni e i cattivi.

Cosa intendo?
Ora te lo spiego.

In moltissimi casi, arriviamo ad indebitarci quando è l’unica alternativa possibile, l’unica strada percorribile.

E questo succede quando facciamo debiti d’emergenza, quindi, contraiamo un nuovo debito per pagare altri debiti.

Chiedere un aumento del fido in banca per pagare i fornitori, oppure non pagare le imposte e quindi contrarre debiti con il fisco, sono un esempio.

Questi sono quelli che chiamiamo debiti cattivi.

Ma allora indebitarsi è sbagliato?

No, tutt’altro.

L’indebitamento non sempre è negativo, anzi può essere la fonte della crescita economica e finanziaria della tua azienda.

E quelli che facciamo, in tal senso, sono i debiti buoni, quelli “sani”.

Il mio precedente articolo sulla gestione e pianificazione finanziaria, vale come una premessa di fondo alla base di questa distinzione fondamentale. Ti consiglio di leggerlo qui (http://federicaronci.it/mancanza-di-liquidita-in-azienda-prevenirla-e-risolverla-si-puo/).

Nell’assenza di semplici strumenti finanziari, come il controllo e le previsioni dei flussi di cassa, quando ci rendiamo conto di essere in una condizione di carenza o mancanza di liquidità, è troppo tardi.

Non ci resta che essere inadempienti o indebitarci, cioè sopperire ad un debito con un altro.

Niente di più sbagliato.

Ma inevitabilmente, l’assenza di una pianificazione finanziaria, ti porta ad avere tempi così stretti da non poter decidere se un debito è buono o cattivo e poteva essere evitato.

Come?

Prevedendo e gestendo, a monte, il buco di liquidità che lo ha determinato.

Fino a qualche anno fa, data l’elasticità del sistema creditizio, si era radicata tra gli imprenditori l’abitudine di dare quasi per scontato che di fronte ad una qualsivoglia esigenza finanziaria, anche imprevista, bastasse andare in banca ed ottenere credito.

In varie forme: dall’ampliamento del fido in C/C, allo sconto cambiario, all’anticipo Ri.Ba., piuttosto che a finanziamenti, mutui e leasing.

Oggi, o meglio da qualche anno ormai, non è più così.

Il sistema bancario ha messo fine a questa abitudine, stringendo fortemente l’accesso al credito.

Moltissimi imprenditori si sono trovati in enorme difficoltà e per alcuni, questo cambiamento, è stato fatale visto che le banche gli hanno chiesto non solo di “non fare altro debito” ma perfino di rientrare sulle esposizioni esistenti.

Allora, ci dobbiamo porre questi interrogativi:

■ quando un debito è buono?
■ di quanto debito abbiamo bisogno e perché?

Ha senso contrarre un debito se determina una crescita del patrimonio aziendale e contestualmente conduce ad una crescita costante e misurabile delle entrate, tale da ripagare il debito stesso.

In sostanza, affinché possiamo qualificare come buono un debito, devono ricorrere due condizioni:

▪︎ deve determinare un aumento del patrimonio aziendale;
▪︎ deve produrre un aumento dei flussi di cassa tale da ripagare il debito stesso.

Questo secondo elemento è essenziale ed introduce un altro importante strumento di lavoro nella gestione della finanza della tua azienda: il business plan (a questo tema dedicherò un altro approfondimento).

Soltanto con un business plan attendibile potremo stimare i flussi di cassa che genererà in futuro un determinato investimento e valutare la bontà del rispettivo debito.

Purtroppo nelle piccole realtà imprenditoriali, troppo spesso un eventuale debito non viene valutato in questi termini, quindi non viene pianificato, ne’ stimato il cash flow dell’investimento.

Ammesso, poi, che si tratti di un investimento.

Cosa voglio dire?

Mi spiego descrivendo alcuni debiti cattivi.

# Un debito è cattivo, se lo facciamo non per finanziare un investimento (del quale, tra l’altro, avremmo dovuto fare una stima dei flussi di cassa), ma per finanziare inefficienze interne aziendali.

Un esempio tipico è il ricorso ad un aumento dei fidi bancari (sempre che ci venga concesso di questi tempi) per sopperire al mancato incasso dei crediti verso i clienti.

Pur conoscendo la delicatezza di tale aspetto e degli effettivi ritardi di alcuni clienti nei pagamenti, dobbiamo assolutamente avere la fermezza di valutare prima di tutto che, a monte, non ci siano inefficienze nella gestione delle vendite e nel processo di recupero dei crediti, piuttosto che pensare di far crescere il nostro debito con la banca per questi mancati incassi.

# Un altro esempio di debito cattivo, può riguardare le inefficienze del processo di acquisto.

Non avere un budget degli acquisti potrebbe comportare acquisti errati, sia in termini qualitativi (tipo di materiale, merce, ecc.), sia in termini quantitativi (acquistiamo 100, ma serviva 70), che economici (a tariffe e prezzi di mercato meno competitivi).

Tutto questo può comportare anche una gestione inefficiente del magazzino ed un costo occulto, che genera un incremento del fabbisogno di liquidità e quindi può indurci a fare debiti assolutamente evitabili se solo gli acquisti fossero stati pianificati.

# Talvolta, ci indebitiamo per un gap informativo e tecnologico, quindi per una mancata o inadeguata conoscenza di nuovi strumenti disponibili, di nuove soluzioni maggiormente economiche.

Per esempio, facciamo un debito enorme per finanziare una campagna di comunicazione, quando avremmo potuto avere risultati più efficaci senza indebitarci, se solo avessimo avuto conoscenza di strumenti nuovi o avessimo avuto più informazioni in merito.

# E, talvolta, anche un debito contratto per un vero e proprio investimento, ad esempio l’acquisto di un nuovo macchinario, piuttosto che essere valutato alla luce della sua capacità di generare liquidità futura e ripagarsi, decidiamo di farlo perché ci sono delle agevolazioni fiscali.

Queste ultime, potrebbero comunque non giustificare l’investimento e dunque, quel debito, il quale dovrebbe essere sempre e comunque valutato alla luce della sua capacità futura di produrre nuovo cash flow.

Per concludere.

I debiti sono connaturali all’esistenza stessa di un’impresa e fonte della sua crescita nel tempo, ma se e solo se sono in grado di ripagarsi, ovvero generare maggiori entrate future.

Se un debito produce altro debito si innescherà inevitabilmente ed in un tempo più o meno breve, un circolo vizioso il cui esito conclusivo sarà una crisi finanziaria tale da generare anche il fallimento.

Prima di contrarre un nuovo debito domandati sempre il perché lo stai facendo.

Indaga e analizza le motivazioni reali di tale bisogno di liquidità.

Preferibile sarebbe stato, sicuramente, anticiparlo.

Ma se non hai un piano finanziario, almeno chiediti perché stai contraendo questo debito e, a maggior ragione, se pensi di farlo per coprire un debito già esistente.

Elaborare ed aggiornare costantemente il tuo file di previsione e gestione del cash flow (http://federicaronci.it/cash-flow-cose-e-come-prevederlo/), ti consentirà non solo di avere le tue finanze sotto controllo ma soprattutto di anticipare un’eventuale futura carenza di liquidità e gestirla per tempo.

Urgenza ed emergenza sono da evitare perché causa di decisioni finanziarie non sagge.

La tua assistente virtuale, specializzata in contabilità ed amministrazione d’impresa, può esserti di supporto.

Contattami per dubbi e chiarimenti, sarà un piacere risponderti.

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