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La contabilità. #3 Ordinaria o semplificata?

Ad inizio anno potresti aver avuto la necessità di valutare con il tuo commercialista la necessità o l’obbligo di passare dalla contabilità semplificata a quella ordinaria, in base ai ricavi realizzati l’anno precedente.

Perché il nostro sistema fiscale prevede due regimi contabili:

▪︎ordinario;
▪︎semplificato.

Il regime semplificato riguarda le imprese di dimensioni minori e con ricavi inferiori a certi limiti.

In alcuni casi,  il passaggio da un regime all’altro, dipende proprio dal superamento di questi limiti normativi e, quindi, diventa obbligatorio.

In altri, invece, può essere una scelta.

Ma quali sono le differenze?

È importante sottolineare che la differenza non consiste nel calcolo delle tasse ma nel “semplificare“, appunto, la tenuta dei registri contabili e la modalità di determinazione del reddito imponibile.

Nel regime ordinario il reddito da tassare è calcolato in base al principio di competenza economica.

Nel regime semplificato, invece, lo determiniamo secondo un altro principio, quello di cassa.

Che significa?

Questa è una differenza essenziale dal punto di vista sostanziale.

Nell’ordinario, che tu abbia incassato tutte le tue vendite e pagato tutti i tuoi acquisti non ha nessuna rilevanza.

La base di partenza per determinare il reddito su cui saranno calcolate le imposte è la differenza tra ricavi e costi di competenza dell’anno, a prescindere che siano stati incassati o pagati nell’anno stesso.

Nel semplificato, il reddito è dato dai ricavi effettivamente incassati.

Detto questo, però, bisogna vedere quando è possibile stare nell’uno o nell’altro.

Il passaggio dal semplificato all’ordinario è sempre possibile per scelta.

È, invece, obbligatorio:

  • se sei un libero professionista, una ditta individuale o una società di persone e superi il limite dei ricavi nell’anno precedente; ovvero, i tuoi ricavi superano i 400.000€ per le prestazioni di servizi e i 700.000€ per le altre attività;
  • nel caso di trasformazione, da ditta individuale o società di persone, in società di capitali (per esempio da Snc a Srl);

E, a prescindere dai limiti suddetti, per:

  • le società di capitali (Srl, Spa, Sapa, Cooperative, Mutue assicuratrici);
  • gli Enti pubblici o privati, i Trust, le Associazioni non riconosciute; i Consorzi ed altre Organizzazioni che abbiano per oggetto l’esercizio prevalente o esclusivo di un’attività commerciale;
  • gli Enti e le Società non residenti in Italia.

Possiamo notare che con riferimento al superamento della soglia, si parla di “ricavi“, ovvero di fatturato e non di incassi.

Come accennavo, vale il principio di competenza economica.

La scelta del regime ordinario, in quanto facoltativa, può essere fatta:

  • in sede di inizio attività;
  • negli esercizi (anni) successivi al primo.

E, seppure questa scelta, si desume dal tuo effettivo comportamento nel rispetto delle norme di legge, è essenziale che il tuo consulente fiscale comunichi espressamente questa opzione all’Agenzia delle Entrate.

Ciò avviene compilando il quadro O della Dichiarazione IVA.

Il passaggio obbligatorio, invece, dal regime semplificato a quello ordinario avviene all’inizio dell’anno solare nei casi menzionati.

Ma quali valutazioni è importante fare, se sei nella facoltà di scegliere l’uno o l’altro regime?

Sicuramente, bisogna guardare ai vantaggi e agli svantaggi che comporta ognuno di essi.

La contabilità ordinaria comporta un numero notevole di adempimenti ed impone un sistema più impegnativo rispetto a quella semplificata.

Però, al tempo stesso e proprio per questo, è molto più precisa perché richiede la registrazione di tutte le operazioni aziendali e quindi ti permette di tenere meglio sotto controllo i conti e l’andamento del tuo business dal punto di vista economico e finanziario.

Motivo per cui, ritengo, che sia consigliabile qualora tu abbia un certo volume di affari, anche se ancora al di sotto dei limiti legali di obbligatorietà.

Lo svantaggio principale riguarda il dover tenere una contabilità più complessa che richiede maggiori attenzione, tempo e competenze.

Anche le incombenze formali sono molte e di conseguenza i costi, sia amministrativi che di consulenza fiscale per la tenuta della contabilità, sono decisamente più alti.

Il regime semplificato comporta per sua natura un notevole risparmio in termini di adempimenti amministrativi, tempo e costi di gestione.

Perché non richiede la registrazione contabile di tutti i movimenti aziendali, non obbligandoti alla tenuta del libro giornale.

Di conseguenza, anche i costi per il commercialista sono inferiori.

Lo svantaggio principale, tuttavia, è proprio insito nella sua semplicità.

Poter annotare contabilmente soltanto gli acquisti e le vendite ed integrarli con incassi e pagamenti (registri IVA integrati e registro incassi e pagamenti) e non dover tenere e registrare tutta un’altra serie di documenti previsti per l’ordinario, non ti permetterà di monitorare con precisione e dettaglio tutti gli aspetti economici e finanziari della tua attività.

Per cui, ritengo, sia opportuno e pratico soltanto se gestisci una piccolissima attività imprenditoriale o professionale, con poche operazioni durante l’anno e un altrettanto minimo numero di movimenti bancari.

Naturalmente, sarà importante fare queste valutazioni con il tuo commercialista che ha l’esperienza e le competenze per consigliarti il regime più idoneo alle caratteristiche e al volume di affari della tua attività.

Sempre che tu possa scegliere.

Qualora il tuo giro d’affari stia crescendo molto, è probabile che il tuo stesso consulente ti comunicherà che il prossimo anno sarai obbligato a passare al regime ordinario.

O che, seppure non sei obbligato in quanto ancora sotto i limiti, possa consigliarti di farlo con il fine di tenere con maggiore precisione, dettaglio e possibilità di controllo, la contabilità della tua azienda.

In ogni caso, mai tralasciare di avere un conto corrente esclusivamente professionale, ossia utilizzato soltanto per le operazioni aziendali, distinto da quello personale/familiare.

Per le persone fisiche titolari di partita IVA è ancora facoltativo, ad oggi.

Tuttavia, non solo potrebbe diventare obbligatorio associare alla propria partita IVA un conto bancario dedicato ed esclusivo, ma è fondamentale per:

  • avere una migliore gestione delle tue finanze;
  • tenere ben distinte le spese aziendali da quelle personali/familiari;
  • in caso di accertamenti da parte dell’Amministrazione Finanziaria, sarà più fluido il controllo di entrate ed uscite senza rischio di confusione con operazioni non pertinenti alla tua attività.

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